Racconto 039
Ritorno al passato
Aprite gli occhi! Tutti quanti! Spesso non ci accorgiamo dei misteri che esistono intorno a noi. Quest’estate, durante un pomeriggio soleggiato,  mentre mi facevo la mia solita passeggiata in bicicletta, decisi di andare vicino a casa mia, in una località chiamata Marzinis. Il nome stesso ricorda qualcosa di antico, sembra la denominazione di un luogo appartenente al  passato. Arrivando nel paesino infatti ci sono stradine sterrate, campi, una chiesetta e diverse case coloniche diroccate, con prati incolti. Quel giorno avevo voglia di esplorare la zona; decisi di avvicinarmi ad una di queste case per riuscire a sbirciare dentro, saltai il fosso che la circondava, mi feci largo tra le sterpaglie, l’erba mi pizzicava le ginocchia ma dopo qualche sforzo riuscii ad avvicinarmi moltissimo.  Guardando attraverso una finestra riuscii a scorgere una grande scala di legno che attraversava tutti e cinque i piani della casa, mi venne voglia di entrarci e salire fino alla stanza più alta per godermi il panorama da lassù. Entrare però sarebbe stato troppo pericoloso,i muri erano pieni di crepe e non credo che la scala avrebbe retto la mia salita. Infatti, pochi minuti dopo un una grande tegola si staccò dal tetto e cadde diritto in una fontana, ancora funzionante, a pochi passi da me. Brivido. Decisi allora, con molta cautela, di dare un’occhiata al retro dell’abitazione per cercare magari qualche altra entrata. Trovai invece una cosa ben più interessante: tra i rovi di more vidi uno dei protagonisti delle tante storie che mi raccontava mia nonna quando ero piccolo: c’era, scavato in una pietra bianchissima, un grande forno per il pane, che sembrava nuovo di zecca rispetto a tutto il resto dell’edificio. Molti potranno pensare ad una banalità, invece era proprio come me lo aveva descritto lei:-Da bambina,- diceva sempre- facevo con mia nonna il pane tutte le mattine, mi alzavo alle 5, correvo giù dalle scale velocissima per preparare la brace e pian piano iniziavamo ad impastare la farina… Guardando il forno, credevo veramente di essere stato catapultato in una di queste storie, stare in quel luogo, aver scoperto quel “prezioso” reperto, mi dava una sensazione davvero piacevole, mi sembrava di aver ritrovato le mie vere radici, la mia origine che da tempo cercavo. Nel tardo pomeriggio decisi di tornare a casa, mi sarebbe presto suonato il cellulare, con mia sorella dall’altra parte del telefono che sicuramente mi avrebbe chiesto :- Dove sei? Con chi sei? Vuoi che ti venga a prendere? Hai fatto i compiti?!?Invece nessuna chiamata, solo un messaggio che diceva: “ Ehi! torna presto perché la nonna viene a cena. A dopo.” Quando mia nonna viene a mangiare da noi, sono contento, perché, come ho detto prima, inizia a raccontare tantissime storie, poi urla dietro alla tv e a tutti i politici dell’universo per poi cambiare e iniziare mille discorsi tutti insieme, senza chiaramente finirne neanche uno. E’ un personaggio mia nonna. Quella sera mi chiese come era andata la mia giornata, le raccontai tutto quello che feci, il giro a Marzinis, la visita alla casa e la scoperta del forno. Lei mi lasciò parlare, e stranamente non mi interruppe mai.  Mentre le descrivevo il forno i suoi occhi iniziavano a diventare sempre più lucidi finché fermai il mio racconto e le chiesi: -Nonna, ho detto qualcosa che non va?-lei accarezzandomi rispose: - No nini, anzi; il tuo racconto mi ha fatto venire in mente la mia infanzia felice e spensierata perché la casa che tu hai visto oggi era la casa in cui io sono cresciuta. Ho abitato a Marzinis fino a 16 anni-. Rimasi veramente sconvolto, perché  fin dal momento in cui vidi quella casa sentivo che in essa c’era qualcosa che mi “apparteneva” e il mio presentimento aveva azzeccato. Da quel giorno ci torno spesso in quel posto, anche con i miei amici; non voglio che luoghi come questo vadano dimenticati perché sono il simbolo di quello che è stato il nostro passato e possono riservare molte sorprese, come hanno fatto con me.
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