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Trovare Parole 2009
I racconti premiatiRacconto 035
La vecchia di fronte alla finestra
“Ciao cara, allora io vado!”“Ma caro, devi proprio andare?”
“Purtroppo si, ciao, a dopo”
Così l’ anziano uscì di casa, diretto al lavoro, lasciando la casa vuota e silenziosa. In mezzo al corridoio restava immobile solo la signora Farnelli.
Lei restava sempre sola quando il marito usciva. Ogni mattina, ogni maledetta mattina, restava sempre sola, là, in mezzo al corridoio dopo aver salutato e implorato il marito di restare. Ma lui non capiva, dopo anni di matrimonio era stanco e andava sempre a giocare a bocce con gli amici; non che non l’amasse, ma era troppo egoista.
Marta restava ogni volta dietro alla porta per qualche minuto dopo che il marito l’ aveva lasciata. Forse lo amava? Era per questo che ogni volta che lui andava via soffriva a quel modo? Cosa la spingeva a implorare Paolo? Era amore? Non che non l’ amasse, ma ormai, dopo tanti anni tutto si era esaurito. E allora, cos’era?
Era paura. La paura di restare soli, di essere dimenticati che ogni mattina la spingeva ad implorare, ed era la stessa paura che ogni giorno la lacerava.
Con la lentezza e la stanchezza dei passi sorretti dal bastone, la signora Farnelli si diresse in soggiorno. Si sedette sulla poltrona. Cosa poteva fare? Bhe, leggere no, perché non vedeva quasi più, e neanche guardare la tv. Ascoltare la radio? No, perché la musica moderna non la capiva e quella classica non le era mai piaciuta.
Non aveva nulla da fare. O meglio, non poteva fare nulla. Dalla sua poltrona guardava fuori dalla finestra senza vedere. Cosa guardava? Guardava il vuoto. Ogni volta che il marito andava via, sentiva il vuoto. Il vuoto era la sua maledizione, e credeva- forse non a torto- che fosse la morte. Mentre guardava pensava alla sua vita, di come fosse stata piena di alti e bassi, dei mille progetti rimandati all’ infinito, che ora non poteva più realizzare. Pianse per questo. E pianse anche per l’ inutilità della vita alla quale era stata costretta. Pianse per la solitudine al quale era stata costretta. Pianse per il vuoto che ogni giorno la tormentava. Restava ore e ore a guardare il nulla, a sprecare così stupidamente gli ultimi momenti utili della sua vita. Ma come era potuta arrivare a questo?Da piccola si immaginava una vita tutta diversa, piena di colori, gioia, felicità, calore. Come, dunque, era arrivata a questo punto? Passo dopo passo, giustificando ogni volta l’ infelicità crescente con i progressi ottenuti. Sposarsi era stata senza dubbio una buona scelta, ma così perse l’ indipendenza. Avere figli? Ottimo, ma perse la libertà. Rinunciare al lavoro per la casa? Un gesto nobile, ma che le costò l’ autostima. E così via, passo dopo passo, senza fretta, la vecchiaia e l’ infelicità l’ avevano presa senza che lei neanche se ne accorgesse.
“Che stupida… solo ora me ne rendo conto”
Ma ormai era tardi. Lei era vecchia, stanca e infelice. Perfino i suoi amatissimi figli, troppo impegnati dalle loro faccende, dalle loro vite, non potevano starle accanto; l’ avevano, in un certo senso, abbandonata. Cosa poteva dunque aspettarsi dalla vita? Altri pochi anni di giornate vuote, prive di senso, sola contro il vuoto dell’ esistenza, sola contro la pazzia della solitudine…il dolore della solitudine è insopportabile.
“Perché, perché proprio a me doveva capitare una simile sorte?! Perché!” e la vecchia piangeva. Si, era solo una vecchia, una vecchia stupida.
Che speranze poteva avere per il futuro? Ma gli anziani hanno speranze? Cosa poteva restare a lei? Nulla, solo l’ amarezza dei ricordi delle gioie passate, dei passati trionfi, della prossima tomba.
Driin!
Sembrò che il campanello squarciasse il tessuto stesso della realtà e la vecchia tornò in sé. Chi poteva essere? Ma questi pensieri non avevano allontanato quelli precedenti, non avevano allontanato il vuoto…
Si alzò stancamente, si avviò al citofono e chiese:
“Chi è?”
“Sono io nonna!”
La vecchia rimase un secondo sorpresa, poi una lacrima le carezzò il viso venerabile.
Si, una speranza c’ era ancora.
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- Racconto 021
Essere come loro - Racconto 022
Tre minuti - Racconto 023
Cenerentola - Racconto 024
Uno fra tanti - Racconto 025
Un viaggio in treno - Racconto 026
L'occhio nella notte - Racconto 027
La via di fronte - Racconto 028
Autobus numero 3 - Racconto 029
Il coraggio di tuffarsi - Racconto 030
Lui è lì - Racconto 031
Suicidio chic - Racconto 032
Qualcosa che non c'è - Racconto 033
Fa così freddo - Racconto 034
Si chiama amore - Racconto 035
La vecchia di fronte alla finestra - Racconto 036
Io ci proverò - Racconto 037
Il sogno - Racconto 038
L'esordio calcistico - Racconto 039
Ritorno al passato - Racconto 040
Il matrimonio
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