Racconto 027
La via di fronte
La via di fronte alla sua finestra era completamente immersa nell'acqua, saranno stati un paio di centimetri, le nuvole coprivano interamente il cielo e gli alberi si muovevano a ritmo del vento. Dentro faceva più freddo che fuori, la candela diffondeva una debole luce, il soffitto era composto da paglie accumulate e legate assieme. Tra poco sarebbe stata l'alba. La porta si spalancò ed entrò una figura conosciuta <<Sei pronta? Ormai è quasi l'alba>>

<<Sono nata pronta>>

<<Ne sei sicura? So che è da tanto che lo fai, ma non è un lavoro indicato ad una ragazza, non sei fisicamente adatta, inoltre rischi la morte>>

<<Quando non hai nulla da perdere puoi solo che vincere>>

<<Ma non è saggio quello che stai facendo>>

<<La mia gente è stata massacrata, sono sola e non ho meta. Ti assicuro che dentro di me c'è solo una cosa: una voglia irrefrenabile di vendicarmi, e di aiutare chi mi è sempre stato vicino>>

<<Ti ho seguita sempre, fin da quando sei nata. Mai avrei pensato che un giorno saremmo arrivati a questo punto>>

<<Invece ci siamo. Sono pronta>>

<<Bene. Allora andiamo. Buona fortuna>>

<<Grazie. Anche a te>>

<<Un'ultima cosa...non lasciarti guidare interamente dalla rabbia, a volte è utile, altre volte ti uccide>>

<<Tranquillo, me lo dici sempre. Grazie>>

Uscirono dalla capanna. Era giunta l'ora.

Stavano spuntando i primi raggi del sole, camminavano spediti <<Ti ho affidato un battaglione di arceri e uno di uomini a piedi, hanno solo spade>>

<<Va bene. Aspetto il segnale>>

<<No. Tu li guiderai da lontano, comandi il gruppo che attacca per primo>>

<<Stai scherzando?>>

<<No. Mi hai detto che volevi sfogare la rabbia, ti ho vista combattere più volte e te la cavi bene. Ci saresti utile nella prima fila>>

<<Grazie>>

<<Non mi devi ringraziare, vai a prendere il tuo posto>>

Fissò il prato al suo fianco, non pioveva più. Sarebbe stata una bella giornata soleggiata.

L'armatura la faceva sentire più sicura, la spada scintillava, le persone attorno a lei avevano un'espressione impaurita, solamente lei sentiva l'odore del sangue nemico. In quel momento i raggi del sole illuminarono la lente posizionata tra i sassi. Era il segnale: quando i raggi non sarebbero stati più riflessi sarebbe stata ora di uccidere. Si girò ad osservare le facce dei suoi compagni <<Sono stata incaricata di guidare questo battaglione alla vittoria. So che molti di voi non vorranno ascoltarmi dato che sono una ragazza di soli 15 anni, ma vi prego di provarci. Quando i nemici avanzeranno, dovranno oltrepassare quei sassi colorati, allora le catapulte potranno tirare, quando arriveranno al secondo gruppo di sassi colorati, sarà la volta degli arceri, al terzo gruppo di sassi potremmo sbizarrirci noi! Tutto chiaro? Darò io i segnali per l'attacco>>

<<Ma questo non è quello che ci avevano spiegato prima>>

<<Infatti, ora i piani sono cambiati>>

<<Io non ci credo! Dobbiamo fare quello che ci hanno detto prima!>>

<<No! Se lo fate morirete tutti>>

<<Moriremo comunque>>

<<Almeno fate valere a qualcosa la vostra morte. Questa è la vostra seconda possibilità, ora o mai più. Sfogate il vostro odio, ve ne do l’occasione!>> i raggi riflessi sparirono dalla lente <<Ci siamo. Inizia la battaglia!>>

Si sentì suonare un corno. I nemici attaccavano. Le scese una lacrima che bagnò la sua spada, succedeva sempre. Attese il momento, poteva vedere il terrore negli occhi nel nemico. Poi si lanciò. Sguainò la spada e intraprese la difficile danza della morte fino a quando anche l’ultimo uomo non cadde a terra privo di quel soffio vitale.

Quando il sole sparì completamente dall’orizzonte andò nella sua capanna, si sedette sulla paglia a pulire la spada dal sangue, rimise a posto l’armatura e ammirò l’arco e le frecce. Sorrise. Così passava ogni giorno. Quella era la sua vita. Sopravvivere per poter vedere ancora una volta spuntare la luna.








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