La nostra sede è in via Mercatovecchio, 37 a Udine.
I nostri telefoni sono:
0432.44472
0432.1740711
0432.1698020
il nostro fax è:
02 700 516 559
la nostra e-mail è redazione@nuovofvg.com
Trovare Parole 2009
I racconti premiatiRacconto 025
Un viaggio in treno
Pordenone, stazione di Pordenone.Mi arriva il suono metallico degli altoparlanti della stazione, facendosi spazio tra le note di The Kill, dei 30 Seconds to Mars.
Oggi niente scuola. Oggi marina.
No, non è perché c’è qualche compito. Oggi marina semplicemente perché oggi voglio andare in giro. Conoscere qualcuno che non ho mai visto. Parlarci un po’. Tutto qua.
Sempre andare ad almeno una quarantina di chilometri, se non di più. I prof hanno il metal-detector, per certe cose. Il marina-detector.
Salgo e mi metto vicino al finestrino, mentre la campagna mi sfreccia in parte, immersa in una nebbia di quelle che ti inumidisce la mano, se la metti un secondo fuori.
Cambio canzone nell’ipod e scopro che ho un biglietto in più, in tasca. A saperlo prima. Peccato.
Casarsa, stazione di Casarsa.
Il treno riparte e dopo un po’ c’è una tipa che passa veloce come una scheggia guardandosi indietro e che poi si chiude in bagno.
Guardo indietro anch’io e così capisco: il controllore sta passando.
Due secondi dopo lui arriva, fa click-clack sul mio biglietto, e se ne va verso l’altro vagone. Quando è davanti al bagno, butta l’occhio verso la porta aperta, e così non bussa e non entra nemmeno.
Tosta, la tipa. Non deve essere la prima volta che le frega così, le FS.
Codroipo, stazione di Codroipo.
Passato il controllore, la tipa non esce dal bagno. Così vado lì e, da fuori, le dico:
“Ho io un biglietto in più, se vuoi.”
Lei dice “Grazie mille, mi hai salvato”, lo prende e fa una corsa giù a timbrarlo.
Adesso che la guardo bene, scopro due cose: che è davvero carina, e che c’ha due borse sotto gli occhi che manco due valigioni LV.
“Piacere, Faby, comunque”.
“Alessandro”.
Così iniziamo a parlare.
“Io la scuola l’ho mollata”, mi fa. “Cioè: diciamo pure che mi hanno sbattuto fuori”.
“Non combinavo proprio. 7 buchi il primo quadrimestre. I miei erano incazzati neri.”
È tipo un po’ nervosa, Faby. E nei momenti in cui non parla ha uno strano tic: si struscia i denti di sopra con quelli di sotto. La guardo meglio e non posso fare a meno di pensare che, questa qui, qualche chicca se la cala, sicuro. Se non di più.
Le chiedo che cosa va a fare a Udine. Lei non risponde subito.
“No è che...”, abbassa la voce, adesso. “È che... vado al SERT”.
“Devo andare a pisciare in una scatola”, mi dice. “Un giorno sì e uno no mi controllano se sono pulita”.
Poi, mi dice, con un mezzo sorriso, che in realtà è da più di un mese che di pulite c’ha solo le mutande, che in realtà ogni mattina sua sorella fa la pipì al posto suo.
“E come fate?”, le chiedo.
“Lei piscia dentro a un goldone. Io mi porto via il goldone e me lo tengo in mezzo alle gambe, o sotto le ascelle. Poi quando entro nel cesso del Sert svuoto il goldone dentro la scatoletta. Così gli do un po’ di piscio caldo e pulito, e loro non sospettano niente.”
Faby allora attacca a raccontarmi sottovoce che sabato è partita con un gruppo di Sacile, che si sono trovati il pomeriggio a casa di uno di loro e si sono fatti subito una striscia a testa. Che poi sono andati verso Padova, fumandosi botti per tutta l’autostrada.
Cioè, certe cose, non è che me le dice. Le mima, tutto qua.
Mi parla anche un po’ della sua compagnia.
“Ce n’è di tutti i tipi”, dice. “C’è l’operaio albanese che si tira su un po’ di bamba ogni mattina, che così riesce a lavorare meglio. C’è anche uno che lavora in banca, che ha una moglie e una bambina piccola”.
“Io non voglio essere una stronza qualunque, e trovarmi tutti i sabati in centro a farmi l’aperitivo figo con la macchina figa”, mi dice. “Voglio essere diversa dagli altri”.
I binari intanto da due cominciano a diventare 7, 8: stiamo entrando a Udine.
“Sono stufa di essere normale, di fare cose sempre normali, di stare con la gente normale”, dice guardando fuori. “Voglio essere speciale”, dice.
Quando scendiamo, vorrei offrirle la colazione, ma lei mi dice che deve andare, che è tardi, e mi mette in mano un pezzo di carta e poi se ne va. Io apro la mano, e dentro c’è il biglietto, con su scritto: “Grazie. Faby”.
Pagina 2
- Racconto 021
Essere come loro - Racconto 022
Tre minuti - Racconto 023
Cenerentola - Racconto 024
Uno fra tanti - Racconto 025
Un viaggio in treno - Racconto 026
L'occhio nella notte - Racconto 027
La via di fronte - Racconto 028
Autobus numero 3 - Racconto 029
Il coraggio di tuffarsi - Racconto 030
Lui è lì - Racconto 031
Suicidio chic - Racconto 032
Qualcosa che non c'è - Racconto 033
Fa così freddo - Racconto 034
Si chiama amore - Racconto 035
La vecchia di fronte alla finestra - Racconto 036
Io ci proverò - Racconto 037
Il sogno - Racconto 038
L'esordio calcistico - Racconto 039
Ritorno al passato - Racconto 040
Il matrimonio
Il NuovoFVG
