Idee
La solidarietà nasce dall'ascolto
di Pierluigi Di Piazza
L’ascolto è una dimensione dell’anima insieme a una concreta disponibilità della persona… E’ come un’arte a cui continuamente impratichirci, da apprendere giorno dopo giorno, ascolto dopo ascolto… La sua fonte di origine e di alimentazione è la compassione, il patir con, il prendere a cuore, il prestar attenzione, il prendersi cura.
Mi è stato affidato un compito difficile che chiama a perlustrare la profondità del nostro essere e a verificare sensibilità e disponibilità. La riflessione si colloca in un ambito di esperienze in atto in cui diversi soggetti in relazione collaborano con le loro diverse e intrecciate competenze, in cui sensibilità, ricerche, acquisizioni personali e professionali si rapportano con le istituzioni, con la politica, con la cultura politica che guida le decisioni, che riguardano l’organizzazione della prossimità, della solidarietà… anche gli investimenti in denaro.
Tutto dovrebbe essere finalizzato al bene comune, al benessere delle persone e della comunità, inteso come star bene, equilibrio con se stessi, come relazioni affettive, umane in genere significative; come discreta serenità della comunità, della società che comprende anche l’ambiente vitale: il dove si vive, il come si vive (il verde pubblico, il traffico, l’inquinamento e quant’altro).
L’indicazione linguistica, verbale del progetto in cui si inseriscono questa riflessione e quelle che seguiranno trova in me una rispondenza profonda, positiva, dialogante.

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Viviamo avvolti da una particolare complessità per i cambiamenti molteplici, accelerati, profondi riguardanti il nascere, il vivere, il soffrire; il morire; l’amore, l’amicizia, l’impegno, nei loro momenti positivi e nelle sconferme. Motivi di perplessità e di incertezza non mancano, riguardo al futuro, quindi al senso del vivere oggi e delle scelte che operiamo o non operiamo. La condizione della solitudine può essere letta da tutti, perché tutte e tutti noi ne viviamo l’esperienza, in due situazioni e dimensioni.
La prima è quella della solitudine amica, quella condizione che favorisce il silenzio interiore, la riflessione dell’anima, il dialogo il più possibile sincero, veritiero, autentico con noi stessi; una riflessione sulle nostre relazioni con gli altri, con la dimensione interiore, quella spirituale …una spiritualità laica, un itinerario di fede religiosa…
La seconda dimensione è quella della solitudine nemica, imposta, coatta nella quale le persone avvertono il senso dell’abbandono, della marginalità, dell’insignificanza… e allora in quella condizione il silenzio non è positivo, amico, abitato, ma triste, frequentato da paure, tristezze, angosce.
Si tratta allora di favorire la solitudine amica, che di per sé richiede e arricchisce relazioni, e di liberarci dalla solitudine e dal silenzio nemici che emarginano, intristiscono, abbruttiscono. Si deve tenere in considerazione il rapporto fra la persona e la sua storia e l’ambiente familiare, sociale, culturale, istituzionale, politico e religioso. Si deve valorizzare il nucleo affettivo e le relazioni: l’accoglienza, la conferma, la stima e l’accompagnamento, evitando i rifiuti più o meno espliciti, le sconferme, le svalutazioni, la disistima, l’abbandono.
La dimensione della solitudine ha una forte incidenza sui processi formativi individuali, sugli atteggiamenti, sulla autostima o disistima, sulla aggressività: le ferite dell’anima presentano una situazione personale e relazionale a cui prestare attenzione.
L’incontro con le persone in generale è spesso vissuto con superficialità, per stereotipi, con frasi fatte, con luoghi comuni, con atteggiamenti frettolosi. Avvertiamo, invece, in momenti particolari di perplessità, di tribolazione, di stanchezza, di tristezza, di dolore l’impotenza di essere accolti, ascoltati, considerati e questo con la persona con cui viviamo una relazione speciale d’amore e di amicizia o con qualche persona che avvertiamo significativa per noi a cui diamo fiducia e credito.
L’ascolto è una dimensione dell’anima insieme a una concreta disponibilità della persona… E’ come un’arte a cui continuamente impratichirci, da apprendere giorno dopo giorno, ascolto dopo ascolto… La sua fonte di origine e di alimentazione è la compassione, il patir con, il prendere a cuore, il prestar attenzione, il prendersi cura. Ne troviamo esempio nella parabola laica del buon samaritano dove non si nomina la fede, non si nomina Dio, si racconta di un uomo che prende a cuore e si prende cura di uno sconosciuto colpito e abbandonato.
L’ascolto autentico è esigente e da questa sensibilità di fondo pretende spazio fisico (luogo) e spazio umano in cui la comunicazione possa avvenire ed essere accolta. Pretende il silenzio attorno, il non intervento che potrebbe disturbare, perché l’importanza e l’attenzione venga data alla persona considerando che per lei, per la persona, quello è un momento speciale, chissà da quanto atteso, con quale intensità pensato e sofferto. E allora niente interferenze di altre persone, non squilli di telefono o altro.

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Non ci dovrebbe essere il vincolo del tempo, fino all’ossessione, o altrimenti un tempo concordato. A chi ascolta è richiesto di liberarsi possibilmente da pregiudizi, da moralismi e da paternalismi per essere profondamente e pienamente in ascolto della vita con tutta la sua complessità di drammaticità e di situazioni positive; della vita che parla nella storia di quella persona che si apre e comunica.
Nella comunicazione la persona dovrebbe sentirsi ascoltata nel senso di accolta, capita, incoraggiata… Qualche considerazione di consolazione, di incoraggiamento, magari per potere uscire a poco a poco da una situazione che produce sofferenza dovrebbe essere comunicata sempre con amorevolezza, con pacatezza, in punta di piedi, liberandoci dalla presunzione del giudizio e anche dal consiglio vincolante, in qualche modo autoritario. E’ vero quindi che l’ascolto è la prima espressione di solidarietà…
Mi permetto un cenno personale, autobiografico. Mi capita di parlare molto e cerco di ascoltare molto: sono convinto che non si possono esprimere parole umane se non emergono dall’aver ascoltato tante storie umane. E così, quando si parla della vita stessa, dell’amore, dell’amicizia, della famiglia, dell’accoglienza, di chi fa fatica, degli stranieri, della fede, della malattia, della morte se non si è ascoltato molto, riflettuto, rielaborato si parla in modo ideologico, schematico, staccato dalla vita.
Certamente è importante riferirsi ad un’etica del bene delle persone e del bene comune, ma anch’essa non può non tener presenti le varie dimensioni e i vari aspetti proprio per poter orientare e anche con convinzione vincolarci per una fedeltà profonda alla coerenza della propria coscienza.
L’ascolto a tu per tu può diventare ascolto reciproco di gruppo per comunicare ideali, sensibilità, progetti, esperienze, dimensioni positive; per comunicare sofferenze, tribolazioni, dipendenze dentro a un percorso di liberazione dalla dipendenza dall’alcol, da altre sostanze, dal gioco…
Nella società tante volte seguita dall’individualismo, dall’egoismo in diverse forme, dal fare affannoso, da una sorta di vortice dell’agire e dell’apparire, dell’efficientismo, del pragmatismo, del consumismo è fondamentale aprire luogo e spazi, ma prima ancora disponibilità ad ascoltare ed ascoltarsi.
E’ fondamentale far percepire questa disponibilità alle persone che vorrebbero essere ascoltate da qualcuno, perché sole, abbandonate, tristi, senza relazioni significative. Ci vuole più ascolto nelle famiglie, nelle scuole, nei gruppi, nelle associazioni, nella politica, nella Chiesa e meno forme di autoritarismo camuffato o esplicito. Bisogna dare più ascolto ai bambini, alle bambine, ai giovani, alle donne, agli anziani, agli ammalati, ai carcerati, agli stranieri…

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La parabola del sordo/muto del Vangelo evidenzia la relazione fra sordità e mutezza, l’auto convincimento di non essere nessuno, di non valere, quindi che le parole di quest’uomo, così come la sua vita siano insignificanti. Gesù invece lo porta lontano dalla folla, dal pregiudizio, dal giudizio, dalle frasi fatte e dai luoghi comuni. A tu per tu con il sordomuto, gli posa il dito negli orecchi, la saliva sulla lingua stabilendo con lui una relazione non superficiale, anzi intima. Il sordomuto può di nuovo ascoltare e parlare.
Per diventare capaci di ascolto è importante ascoltare i maestri e i testimoni, ascoltare la Parola profetica del Vangelo; bisogna ascoltare con l’animo affinato all’ascolto, ascoltare il vento, ascoltare il mare, il fiume, gli uccelli; ascoltare e contemplare affina l’animo, lo rende disponibile alle vibrazioni interiori, appunto all’ascolto dell’altro.
12/03/2009

Il NuovoFVG

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