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Ambiente
Sull'ambiente vigiliamo noi
di Gaia Baracetti
Solo nel 2007 i carabinieri del Noe di Udine hanno segnalato 120 persone ed eseguito 33 sequestri per un valore complessivo
di 26 milioni di euro. E quello dello smaltimento illecito di rifiuti rimane uno dei reati ambientali più frequenti anche nella nostra regione. Ne abbiamo parlato con il comandante Michele Vito Sarno.
26 milioni di tonnellate, pari a una montagna alta 2600 metri: questa la quantità di rifiuti speciali che in Italia è sparita nel nulla nel 2004, l’anno della stima più recente (dati Apat).
Dove vanno a finire questi rifiuti che necessiterebbero di trattamento speciale e contengono anche veleni pericolosi per gli esseri umani e per l’ambiente? Una parte la troviamo anche in Friuli Venezia Giulia, in partenza o in transito, diretta verso altre parti d’Italia o all’estero, oppure nascosta abusivamente nel terreno.
Conosciamo questi traffici illeciti soprattutto grazie ai controlli effettuati dal Gruppo Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente di Treviso, mediante il dipendente Nucleo Operativo Ecologico di Udine. Ne abbiamo parlato con il comandante, il tenente colonnello Michele Vito Sarno, partendo dall’operazione “Dirty Pack” (vedi scheda a fianco della foto) messa a punto lo scorso ottobre.
A che punto siamo con l’operazione “Dirty Pack”?
Nel corso dell’attività di polizia giudiziaria di cui stiamo discutendo, coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli, sono state accertate delle anomalie nello smaltimento dei rottami di automezzi demoliti e, in particolare del “fluff, rifiuto, questo, caratterizzato dalla presenza di sostanze nocive, fra cui il Policlorobifenile (Pcb).
L’indagine si sta allargando?
La nostra attenzione è ora concentrata sui “flussi” dei materiali che sono stati conferiti presso l’impianto di San Giorgio di Nogaro. Il sito friulano, in realtà, costituiva solo il punto d’arrivo, per lo smaltimento, dei “prodotti” assolutamente non conformi alle normative vigenti, confezionati da un ingente numero di autodemolitori ubicati sul territorio nazionale. Dagli accertamenti effettuati, infatti, tali manufatti non risultavano essere stati messi in sicurezza o bonificati, ossia privati di quelle parti recuperabili, quindi potenzialmente ancora commerciabili, ma soprattutto ripuliti da olii esausti e/o grassi.
Come vengono scoperte di solito queste attività illecite?
Gli input operativi possono essere diversi: un’attività di controllo può essere attivata d’iniziativa, o su delega dell’Autorità Giudiziaria, oppure su segnalazione di semplici cittadini, o dei Comandi dell’Arma territoriale o, infine, da Enti/Associazioni ambientalisti e non.
Queste segnalazioni sono frequenti?
Abbastanza. Molte di esse, fra l’altro, ci hanno portato a scoprire situazioni che poi hanno avuto rilevanza penale o amministrativa.
Quindi i friulani sono abbastanza attenti a quello che succede all’ambiente?
Assolutamente.
Vi avvalete anche di cosiddetti “pentiti”?
Nelle attività di controllo ed investigative sinora condotte non abbiamo mai avuto l’opportunità di avvalerci di figure di questo genere. Le armi utilizzate per la salvaguardia del patrimonio ambientale di questa splendida terra sono state, invece, solo ed esclusivamente la prevenzione, il dialogo con i rappresentanti delle categorie imprenditoriali aventi un sicuro impatto ambientale ed, infine, la collaborazione con gli enti amministrativi regionali e provinciali, le varie polizie provinciali e locali e lo scambio di dati informativi con gli altri Noe.
Quindi collaborate molto anche con unità di altre province?
Il territorio di competenza del Noe di Udine coincide con quello della Regione Friuli Venezia Giulia, che per vastità areale e per la molteplicità delle problematiche offerte, porta ad avvalerci, a seconda delle necessità, del supporto soprattutto dei vari Comandi Arma ubicati nel territorio oppure di altre Forze di Polizia. In particolare, in occasione dell’operazione Dirty Pack abbiamo avuto un proficuo rapporto di collaborazione con il personale del Nucleo Operativo Ambientale (N.O.A.) della Polizia Provinciale di Udine. In tale ottica riteniamo tali rapporti sinergici di fondamentale importanza per la tutela del patrimonio ambientale.
Le cronache degli ultimi anni sembrano restituire un’immagine del Friuli Venezia Giulia quale crocevia di traffici di rifiuti destinati in altre parti d’Italia, ma anche in Siria e in Cina. è davvero così?
La Regione Friuli Venezia Giulia ha la peculiarità di essere la principale area di transito per le importazioni ed esportazioni di merci o rifiuti da e verso i paesi dell’ Est europeo. Ciò non significa però che sia il crocevia di traffici illeciti. Le criticità riscontrate (vedasi “Operazione Mesopotamia”) oppure i sequestri effettuati unitamente al personale del Servizio Verifiche Antifrode Doganali (S.V.A.D.) di Trieste, sono simili a quelle riscontrate dai Carabinieri per la Tutela dell’Ambiente anche in altre regioni italiane (Liguria, Veneto, Emilia Romagna, Puglia e Campania).
Lei ritiene che questi traffici costituiscano una minaccia per la salute dei cittadini della nostra regione?
L’attività di monitoraggio condotta sul territorio regionale, congiuntamente all’Agenzia Regionale per la Protezione dell’Ambiente, ha portato ad escludere questo tipo di minaccia. Gli sporadici episodi che avrebbero potuto avere potenziali ripercussioni sul territorio, una volta individuati e segnalati alle competenti Autorità, hanno trovato, sinora, rapida soluzione grazie all’attento intervento delle pubbliche amministrazioni interessate.
Secondo lei c’è un coinvolgimento in questi traffici, in Friuli, della criminalità organizzata?
Non abbiamo, nel senso, elementi informativi tali da potere affermare la presenza nella Regione di sodalizi criminosi organizzati, dediti alla gestione di traffici illeciti di rifiuti.
Però c’è la malafede…
Quando si parla di traffico illecito di rifiuti c’è sempre malafede! Arrivare, però, ad affermare che malafede sia sinonimo di associazione di stampo mafioso è cosa ben diversa.
Quante persone sono state arrestate per reati legati all’ambiente da quando lei è al Comando del Gruppo Tutela dell’Ambiente di Treviso?
Nel triennio 2005 – 2007, i militari del dipendente N.O.E. di Udine hanno dato esecuzione a otto misure cautelari, di cui quattro agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettanti soggetti, operanti del settore della gestione/smaltimento di rifiuti, perchè ritenuti responsabili di attività organizzate al traffico illecito di rifiuti.
In questo lavoro c’è un rischio per la vostra incolumità?
Quella del Carabiniere è, per antonomasia, un’attività a rischio. Nello specifico, pur dando atto che la figura del delinquente ambientale, molto spesso, non si identifica con quella del criminale “comune”, il livello dell’attenzione resta comunque sempre alto.
In questo senso, dunque, il delinquente ambientale non sembra aver bisogno dell’aiuto delle mafie...
In linea di massima, sembrerebbe proprio di no.
09/07/2008

Il NuovoFVG

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